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TORNA A CASA, JIMI! | Recensione del film di Marios Piperides

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Dal 1974 l’isola di Cipro è attraversata da una cosiddetta linea verde che funge da zona cuscinetto demilitarizzata e presidiata dalle Nazioni Unite per separare la parte greco-cipriota, o Repubblica di Cipro, dalla parte turco-cipriota, o Repubblica Turca di Cipro del Nord, uno stato riconosciuto di fatto dalla sola Turchia. La linea passa anche attraverso Nicosia, la capitale, che si trova quindi a essere una Berlino dell’età contemporanea, con i suoi Checkpoint Charlie e tutto.

Nonostante le storie diplomatiche siano tese, la normalità della vita quotidiana assorbe tutto, ed è in questo contesto che il regista Marios Piperides, nato proprio a Nicosia, ambienta la sua opera prima: Torna a casa, Jimi! (Smuggling Hendrix nel suo titolo originale).

La storia di Cipro sarà anche ricca e travagliata, ma se hai superato i 30, non hai neanche i soldi per pagare l’affitto perché il tuo progetto di vivere di musica non è ancora decollato, sei inseguito dagli strozzini e la tua ragazza ti ha lasciato perché secondo lei l’amore senza progettualità non basta, affidandoti il cane che avevate preso insieme, allora gli orizzonti di Nicosia iniziano a essere un po’ stretti.

È questa la situazione in cui si trova Yiannis (interpretato dall’ottimo Adam Bousdoukos, già protagonista di Soul Kitchen di Fatih Akin), che infatti ha in tasca un biglietto sola andata per l’Europa continentale. Tuttavia, qualche giorno prima della fuga, Jimi, il cane di cui sopra, che deve il nome all’anima rock del padrone e alla sua passione per Hendrix (tra l’altro abbiamo scoperto che il cane è in realtà una cagnolina, quindi perché non conservare il genere e chiamarla, che ne sappiamo, Janis?), decide di scappare e infilarsi nel settore turco.

Quando Yiannis attraversa per la prima volta nella sua vita la frontiera cittadina per andare dall’altra parte e recuperare Jimi, scopre che non se lo può riportare a casa, perché vige il divieto assoluto di trasferire piante, animali o prodotti dall’area turca di Cipro a quella greca. È qui che inizia la sua paradossale, seppur tristemente verosimile, odissea.

Piperides usa sapientemente la leggerezza della commedia, indulgendo spesso in un sano buonismo, per mettere a nudo il tragico dietro il quotidiano. Buoni sono in fondo tutti i personaggi, anche i supposti antagonisti, ma tragiche sono le storie che rappresentano, a cavallo di territori che nessuno sente veramente propri, ma che ognuno sente istintivamente il bisogno di difendere.

La storia sullo schermo ci suggerisce però che la depressione economica che vive l’isola, di cui non vediamo scorci da cartolina ma strade trascurate e negozi che sopravvivono, è figlia del confronto socio-politico. Abbracciare l’altro, senza per questo rinunciare alla propria identità, sarebbe la chiave per il rilancio, per andare avanti meglio, insieme. È una commedia, questo deve fare, e ci piace.

La libertà con cui Jimi attraversa la terra di nessuno che separa i due settori (così come gli uccelli, fa notare Yiannis al poliziotto che gli impedisce di passare con il cane) è la rappresentazione migliore del senso che il film vuole trasmettere. Da una parte persone costrette a riporre tutte le proprie speranze in un pezzo di carta, un passaporto per accedere a un mondo di possibilità; da un’altra parte persone incaricate di presidiare una frontiera (che non chiamano neanche frontiera) come i militari della Fortezza Bastiani nel romanzo di Buzzati; da tutte le parti persone che vivono, sognano e soffrono cercando di venire a patti con il mondo che hanno intorno.

La realtà è complessa, è bella per questo, e non basta la genuinità di un bel film a risolvere le cose. Spesso però le persone, gli esseri umani, sono più forti delle idee che li costringono a vivere in trincee, vere o metaforiche.

Il film si chiude, i Gogol Bordello suonano Through The Roof ‘N’ Underground e noi ci sentiamo più ingenui e pensiamo che lo Zetigeist possa ripartire da qui. Va bene così.

(Torna a casa, Jimi! di Marios Piperides, 2019, commedia, 93′)

Autore dell'articolo: moviedigger