tito e gli alieni

TITO E GLI ALIENI | La recensione del racconto fiabesco con Valerio Mastandrea

Di Manuela Saraceno

Come si fa a trovare un antidoto al dolore della perdita?

Ognuno ci prova a modo suo: c’è chi reagisce e magari parte per un lungo viaggio, chi si butta a capofitto in nuovi progetti, chi si dispera, e poi… c’è chi rimane sospeso come “il Professore” (Valerio Mastandrea), il protagonista del film Tito e gli alieni,  che passa le giornate sdraiato su un divano nel deserto, con delle cuffie in testa ad ascoltare il suono dello spazio.

Già l’inizio del film promette bene e Mastandrea, con la goffaggine e l’apatia che caratterizzano il suo personaggio cattura subito la simpatia del pubblico.

“Il Professore” (così lo chiamano tutti) è in realtà uno scienziato napoletano che dopo la morte della moglie ha perso interesse per ogni cosa, perfino per il progetto segreto che gli era stato commissionato dal governo degli Stati Uniti; è un dormiente, che viene svegliato e spronato a vivere i sentimenti solo dall’arrivo dei nipoti Tito (Luca Esposito) di 7 anni e Anita ( Chiara Stella Riccio) di 16, che il fratello Fidel (Gianfelice Imparato) gli affida mentre è in punto di morte.

I due ragazzi, non a caso napoletani doc, arrivano in America convinti di trasferirsi a Las Vegas  ma si ritrovano a vivere in compagnia di uno zio maldestro e per giunta in mezzo al nulla, precisamente nel deserto del Nevada, accanto all’Area 51 (dove si dice che vivano gli alieni).

Dopo i primi giorni di smarrimento totale e grazie anche all’aiuto di Stella (Clèmence Poésy) una bislacca wedding planner per turisti a caccia di alieni (l’unico contatto che lo scienziato conserva con il mondo reale), zio e nipoti riescono a trovare un equilibrio, seppur precario, caratterizzato a volte da una vena comica, altre da una malinconia velata.

La regista Paola Randi, con il suo secondo lungometraggio (presentato al 35° Torino Film Festival e vincitore del premio per la regia e per il migliore attore protagonista al Bif&st 2018) distribuito in più di 100 copie e nelle sale dal 7 giugno, affronta con naturalezza, ma anche con un po’ di follia, il tema della perdita.

Durante la conferenza stampa romana la Randi ha dichiarato che Tito e gli alieni nasce da un’esperienza personale di qualche anno fa legata alla figura del padre che, proprio nel periodo in cui stava perdendo la memoria, aveva colto in contemplazione, per molte ore, davanti alla fotografia che ritraeva il viso sorridente di sua madre (morta parecchi anni prima) sicuramente per conservarne il ricordo.

Già, perchè forse il vero fulcro del film è rappresentato proprio dal “ricordo”, o meglio dall’estrema importanza che la “memoria” ricopre per ogni individuo, perchè quando si dimentica di ricordare, insieme alla memoria  si perde anche qualcosa di sé stessi: è la nuda e cruda verità!

“Quando si perde la memoria, si smarrisce anche l’identità e la realtà si ricompone e assume caratteristiche nuove. Ecco, mi sono immaginata – ha detto la regista riferendosi alla trama del film – la realtà vista con gli occhi di qualcuno che aveva perso la memoria, una realtà ricomposta con le risorse straordinarie di coraggio, creatività, umorismo e straordinaria irriducibile leggerezza che appartenevano a mio padre”.

Visti i presupposti, non poteva che venirne fuori un film molto piacevole, contraddistinto da una bella colonna sonora curata da Giordano Corapi e Fausto Mesolella (venuto a mancare durante la lavorazione del film e a cui lo stesso è dedicato), ricco di umorismo e capace di regalare allo spettatore molteplici emozioni (chi scrive confessa di avere versato più di una lacrima).

Insomma, Tito e gli alieni è un film originale, coraggioso e magico, una favola dei nostri tempi che  riporta alla mente quella fantascienza “spielberghiana” anni 80 a cui non siamo più abituati.

Ciò che resta, dopo i titoli di coda, è la percezione che forse gli alieni del film sono le persone care che abbiamo perso e vogliamo ritrovare.

Piccola chicca: La scelta dei protagonisti napoletani non è casuale, anzi, per la regista ha rappresentato un punto essenziale per la storia che voleva raccontare ed è legata al rapporto un po’ speciale che Napoli ha con la magia e con l’aldilà.

tito e gli alieni

Autore dell'articolo: moviedigger