io sono tempesta

IO SONO TEMPESTA | La recensione del nuovo film di Daniele Luchetti

di Manuela Saraceno

Avete presente quando la primavera è ormai alle porte, è domenica, non vedete l’ora di andare a pranzo al mare per assaporare uno spaghettino alle vongole (che continuate a sognare da giorni) e arrivati a destinazione vi viene detto che le vongole sono finite e dovete accontentarvi di un altro piatto?!

Beh, forse la metafora del cibo potrà sembrare un po’ azzardata ma la sensazione provata all’uscita dall’anteprima del nuovo film di Daniele Luchetti è stata pressappoco la stessa.

Ed è un vero peccato, perchè sebbene il titolo risuoni imponente come un cataclisma, i 2/3 del film funzionino alla perfezione e il cast sia di tutto rispetto, l’ultima pellicola del cineasta romano lascia in bocca il tipico sapore amaro di quello che poteva essere e non è stato.

La commedia, strutturata nei classici tre atti, ruota intorno alla figura dell’imprenditore Numa Tempesta (interpretato da Marco Giallini) che come uno tsunami innarrestabile sconvolge e avvolge le vite di tutti coloro che malauguratamente si trovano sulla sua strada. Nel caso specifico, un gruppo di “poveri Cristi” tra cui l’ambiguo Bruno (Elio Germano), con cui il mago dell’alta finanza sarà costretto a relazionarsi, per un intero anno, a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale, e verso i quali dovrà dimostrare di provare empatia.

Il film, come dichiarato dallo stesso Luchetti durante la conferenza stampa, è stato cucito addosso a Giallini, al quale non è stato chiesto di somigliare a qualcuno in particolare (magari a Berlusconi, la cui condanna ai servizi sociali di qualche anno fa ha ispirato la sceneggiatura) ma di portare in scena un personaggio libero da ogni modello, che rappresentasse una sintesi tra un capitalista contemporaneo e un cialtrone.

I grandi temi affrontati sono: il denaro e lo squilibrio sociale, che il regista tratta con una certa maestria e con un tono diverso dal solito.

Lo sguardo di Luchetti è paritario nei confronti di tutti i suoi personaggi, che non vengono giudicati nè incasellati nelle classiche e banali definizioni di poveri/ buoni e ricchi/cattivi, ma semplicemente amati per la loro genialità e corruttibilità.

Alla fine l’unica morale che si può trovare è che…“NON C’È PIÙ MORALE”.

Autore dell'articolo: moviedigger