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EUFORIA | La recensione del nuovo film di Valeria Golino

Di Manuela Saraceno


Non è facile fare un buon film quando il pretesto narrativo è il dolore, spesso si finisce per cadere nella banalità, altre volte si diventa perfino melodrammatici. Eppure Valeria Golino, con Euforia il suo secondo film, presentato a maggio al Festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard” e nelle sale da giovedì 25 ottobre, è riuscita a raccontare in modo molto equilibrato una storia intima, dolorosa e ironica allo stesso tempo.

Matteo (Riccardo Scamarcio) ed Ettore (Valerio Mastandrea) sono due fratelli molto diversi tra loro. Il primo è un giovane imprenditore di successo che vive nel suo bellissimo attico romano e conduce una vita dissoluta e superficiale; il secondo è il suo opposto, vive in provincia (precisamente a Nepi), insegna scienze alle scuole medie, ed è un uomo pacato e disilluso che ha sempre preferito restare nell’ombra. La malattia di uno dei due obbliga i fratelli a riavvicinarsi, a scontrarsi, a ritrovarsi e a fare finalmente i conti con le proprie ipocrisie.

Il titolo, come dichiarato dalla stessa regista, riporta a quella sensazione bella e pericolosa che coglie i subacquei a grandi profondità (la c.d. “ebbrezza da alti fondali” o anche “effetto Martini”). Si tratta di un senso di libertà e felicità improvvisa a cui però deve seguire l’immediata risalita, prima che sia troppo tardi. Il film parla proprio di questo, di una gioia effimera, sfrenata e ostentata dietro cui si celano, in realtà, la paura della morte, la volontà di fuggire il dolore e l’incapacità di amare e di farsi amare.

La Golino in una pellicola originale e inquieta, dove non mancano gli omaggi al cinema (E.T. L’extra-terrestre, La dolce vita e I diavoli volanti), ha saputo guidare lo spettatore alla riscoperta del valore della fratellanza in una società in cui, troppo spesso, prevale la cultura dell’individualismo.

Chissà se alla fine del film Matteo ed Ettore sceglieranno di continuare ad annegare o torneranno finalmente in superficie a respirare e ritrovare quel senso di libertà, proprio come fanno i sub quando riemergono dalle profondità del mare.

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Autore dell'articolo: moviedigger

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