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AVENGERS: ENDGAME | La recensione

Per fare una recensione senza spoiler di Avenger: Endgame, il nuovo, attesissimo, film Marvel destinato a frantumare ogni record di incassi della storia del cinema, bisogna non parlare del film.

Ci sono talmente tante rivelazioni e colpi di scena che ogni riferimento un minimo approfondito alla trama finirebbe per rovinare la visione del pubblico. Parleremo, quindi, soprattutto, del progetto Avengers e di come questo film segni la naturale – e per certi versi ovvia – conclusione di una fase.

Avengers: Endgame parte da dove lo scorso anno era finito Avengers: Infinity War. Dopo lo scontro con Thanos, la popolazione dell’universo è dimezzata. Anche i Vendicatori contano molte perdite. Tony Stark è alla deriva nello spazio insieme a Nebula, Captain America cerca insieme ai supereroi superstiti un modo per farlo tornare a casa e riportare in vita tutte le vittime di Thanos.

È meglio non dire altro della trama. Basterebbe poco per arrivare a rivelazioni indesiderate. Diremo solo che ci saranno dei ritorni, che ci vorrà del tempo per preparare un piano e che non sarà facile.

Endgame segna la fine di un’epoca. Il progetto che la Marvel ha costruito per il suo esordio al cinema undici anni fa arriva a una prima conclusione. Non ci sono dubbi: siamo di fronte alla più grande saga cinematografica di tutti i tempi. Non la migliore – che è un giudizio soggettivo – ma sicuramente la più grande – che è invece un dato oggettivo: la più strutturata, la più ragionata in ogni dettaglio. Ognuno dei ventidue film visti fino a questo momento ha avuto la sua funzione. Ha introdotto nuovi personaggi, ha ampliato l’universo narrativo e ha contribuito, anche solo con sequenze di pochi minuti o secondi, alla costruzione di un’unica grande storia.

È uno sforzo produttivo senza precedenti, che ha cambiato le regole del cinema e gli equilibri dei box-office. L’unico progetto simile con cui si può tentare un paragone è quello di una serie tv realizzata davvero bene, qualcosa come Il trono di spade, per intenderci.

Avengers: Endgame segna un primo punto e a capo per la Marvel. Per congedarsi dalla sua stessa leggenda, lo studio di Kevin Feige ha deciso di puntare su un film colossale sin dalla durata. 182 minuti. Una cosa mai vista per un cinecomic.

A impressionare è la tenuta narrativa del film, compendio dell’intero progetto Marvel. In Endgame ci sarebbe materiale narrativo potenziale per almeno cinque film. È inevitabile, vista la quantità di protagonisti presenti sullo schermo, ma riuscire a tenere alta l’attenzione del pubblico per tre ore è uno sforzo che merita di essere riconosciuto.

Certo, non è proprio un film perfetto. Avengers: Endgame deve trovare un equilibrio tra tutte le sue varie anime e finisce per essere, paradossalmente, squilibrato. Un po’ commedia, un po’ dramma, molta azione ma altrettanta riflessione, tanti sentimenti, momenti di gloria e grandezza per quasi tutti i personaggi coinvolti, molto politically correct. Troppe anime tutte insieme, troppi fili da tenere uniti a tutti i costi. A risentirne è la trama. Banalizzata nei suoi sviluppi, semplificata nei suoi passaggi cruciali e tutto sommato scontata nelle sue conclusioni.

Non si può, però, fare altro che riconoscere la grandezza di quella che è un’impresa cinematografica senza precedenti. Cosa succederà dopo non si sa. Cosa è successo fino a oggi verrà ricordato a lungo dai film degli Avengers.

Per gli appassionati Marvel: per la prima volta in undici anni non ci sono scene dopo i titoli di coda. Potete alzarvi tranquilli.

(Avengers: Endgame, di Joe e Anthony Russo, 2019, azione, 182’)

Autore dell'articolo: moviedigger