Toy Story 5 va benissimo nei cinema, ma Disney ha annunciato nuovi licenziamenti alla Pixar

Riguardano più di cento persone nella storica sede di Emeryville: la società punta a ridurre i costi dei film originali, messi a confronto con i modelli più economici della concorrenza

Toy Story 5 ha quasi raggiunto il miliardo di dollari di incassi nei cinema di tutto il mondo, ma questo non ha impedito a Disney di avviare una nuova serie di licenziamenti che ha colpito in modo particolare proprio i dipendenti di Pixar, lo studio d’animazione che ha prodotto il film.

Martedì mattina la dirigenza della multinazionale dell’intrattenimento ha comunicato una riduzione del personale che coinvolge diverse centinaia di dipendenti in vari settori aziendali: da ESPN, fino alle divisioni televisive (dove la contrazione più significativa ha riguardato National Geographic) e agli studi cinematografici. All’interno della divisione studios, lo studio di animazione Pixar con sede a Emeryville, in California, è stato la struttura più colpita, con il taglio di 116 posizioni.

Un portavoce di Disney ha spiegato che questi tagli rientrano in una «continua valutazione della gestione delle risorse e della riorganizzazione interna» necessari per adattarsi all’evoluzione del settore cinematografico. Per Pixar si tratta dell’ondata di licenziamenti più corposa dall’estate del 2024, quando la società aveva già tagliato circa il 14 per cento della propria forza lavoro a seguito del cambio di strategia legata alla piattaforma di streaming Disney+.

Il modello Pixar e il confronto con Illumination

L’annuncio arriva in un momento apparentemente paradossale, dominato dal travolgente successo al botteghino di Toy Story 5, che si avvia a superare il miliardo di dollari al box-office. Al di fuori dei franchise consolidati, tuttavia, la sostenibilità economica dei film d’animazione sta ponendo grandi interrogativi a tutta l’industria di Hollywood.

Fonti interne all’azienda indicano tra le cause principali dei tagli le prestazioni al botteghino di Jumpers – Un salto tra gli animali, il film originale Pixar uscito nei primi mesi dell’anno. Diretto da Daniel Chong, il film è stato accolto molto positivamente dalla critica e dal pubblico, incassando quasi 400 milioni di dollari; tuttavia, a fronte di un budget di circa 150 milioni di dollari, i ricavi sono risultati leggermente inferiori alle aspettative. L’uscita di Hoppers (titolo originale) seguiva peraltro quella di Elio, un altro progetto originale uscito nel 2025 che, a causa di una produzione travagliata, è costato oltre 200 milioni di dollari incassandone appena 154.

È qui che si innesta il confronto con un modello di business differente, rappresentato da studi concorrenti come Illumination (Cattivissimo Me, Minions, Super Mario Bros. – Il film). Per anni, la filosofia di Pixar è stata incentrata sull’eccellenza tecnologica, sull’innovazione visiva e su processi di sviluppo artistico lunghi e complessi, che finiscono per far salire i costi di produzione oltre i 150-200 milioni di dollari a titolo. Studi come Illumination hanno invece dimostrato che è possibile ottenere ritorni economici enormi mantenendo i budget di produzione nettamente più contenuti (collaborando con studi di animazione europei e asiatici), spesso di molto inferiori ai 100 milioni.

Sebbene i film di Illumination puntino su uno stile d’animazione visivamente meno sofisticato e su formule narrative più immediate — con l’obiettivo prioritario di intrattenere il pubblico giovanile e generare profitti d’incasso e merchandise — la loro efficienza produttiva garantisce margini di guadagno molto più elevati e un rischio decisamente inferiore. Per la dirigenza Disney, il confronto con questa redditività è diventato un parametro inevitabile: la priorità attuale per Pixar è infatti ridurre la struttura dei costi per permettere allo studio di realizzare lungometraggi, specialmente quelli basati su storie originali, a prezzi più sostenibili.

La riorganizzazione di Disney

I licenziamenti di questa settimana si inseriscono in un percorso più ampio di riduzione dei costi avviato nei mesi scorsi sotto la guida del nuovo amministratore delegato Josh D’Amaro e la sua direttiva “One Disney”. Già nei primi mesi dell’anno la società aveva eliminato circa 1.000 posizioni, interessando reparti come l’ufficio artistico dei Marvel Studios, le divisioni di promozione per l’home video e il marketing digitale.

In una nota interna inviata in primavera, D’Amaro aveva spiegato che i cambiamenti nel settore impongono una struttura aziendale «più agile e supportata dalle nuove tecnologie», anticipando una costante revisione degli organici e delle risorse.

Nei prossimi anni il calendario Pixar prevede l’uscita nel 2027 di Gatto, la nuova opera diretta da Enrico Casarosa (già autore di Luca), seguita nel 2028 da un nuovo progetto originale e dall’atteso Gli Incredibili 3, diretto da Peter Sohn e scritto da Brad Bird.

Nonostante il momento di ristrutturazione e le tensioni contabili, la storia della Pixar dimostra quanto lo studio sia storicamente in grado di rigenerarsi proprio attraverso i momenti di crisi e di trasformazione. In più di trent’anni di attività, la società di Emeryville ha ridefinito più volte gli standard del cinema d’animazione mondiale, dimostrando che la capacità di emozionare un pubblico trasversale e di creare storie destinate a rimanere nell’immaginario collettivo rimane la sua vera risorsa strategica. La sfida dei prossimi anni sarà quella di coniugare la sostenibilità economica con la libertà creativa (senza chiudere le porte all’AI) che ne ha decretato la grandezza, scommettendo ancora una volta sulla creatività e sulle idee dei suoi autori.

Fonte: link