THE MANDALORIAN AND GROGU, la recensione del nuovo film di Star Wars

Il passaggio sul grande schermo del Mandaloriano e Grogu funziona soprattutto come intrattenimento, ma la sceneggiatura risente della sua origine televisiva

Classificazione: 3 su 5.

Nel lontano 2019, per il lancio della piattaforma di streaming Disney+, la casa di Topolino decise di puntare su una serie ambientata nell’universo di Star Wars. Dave Filoni, considerato da molti il vero erede creativo di George Lucas, e Jon Favreau, uno degli architetti del cinema contemporaneo (chiedere alla Marvel), idearono così una storia ambientata durante l’era della Nuova Repubblica, in cui l’Impero è caduto e i signori della guerra imperiali sono ancora sparsi per la galassia, con protagonista il cacciatore di taglie mandaloriano Din Djarin e un misterioso e tenerissimo bambino della stessa specie del Maestro Jedi Yoda: Grogu (ribattezzato “Baby Yoda”).

Dopo tre stagioni e un enorme successo mondiale, il Mando di Pedro Pascal e l’amatissimo Grogu sono finalmente pronti al salto sul grande schermo. Riusciranno a riconquistare i disillusi fan della galassia lontana lontana anche al cinema?

The Mandalorian & Grogu è un film estremamente divertente, destinato probabilmente a conquistare soprattutto il pubblico più giovane. Mando e Grogu scorrazzano per la galassia incontrando — e affrontando — mostri, droidi e creature bizzarre nel più puro spirito avventuroso di Star Wars. La chimica tra i due protagonisti resta il cuore pulsante dell’opera e continua a funzionare perfettamente anche nel passaggio dal formato seriale a quello cinematografico.

La regia di Jon Favreau è solida e regala diversi momenti iconici, in particolare nella spettacolare scena d’apertura, che riesce immediatamente a riportare lo spettatore dentro quell’immaginario western-spaziale che ha decretato il successo della serie.

La colonna sonora di Ludwig Göransson è semplicemente straordinaria. Il tre volte premio Oscar riprende il celebre tema musicale della serie, lo rielabora attraverso arrangiamenti differenti e lo espande in modo anche sorprendente, contaminandolo con sonorità più contemporanee. In molte sequenze la musica non si limita ad accompagnare le immagini, ma diventa parte integrante della narrazione, aggiungendo atmosfera, tensione e meraviglia. In un franchise in cui il comparto musicale è sempre stato uno degli elementi fondamentali, Göransson riesce ancora una volta a lasciare un’impronta fortissima.

È invece nella sceneggiatura che iniziano a emergere i principali limiti del progetto. Il film resta godibilissimo anche per chi non ha mai visto una puntata della serie e funziona bene come semplice intrattenimento, ma la storia appare piuttosto esile, quasi come un episodio di transizione — non propriamente filler, ma poco distante — all’interno del percorso dei due protagonisti.

La scelta, quantomeno peculiare, di trasformare quella che inizialmente avrebbe dovuto essere la quarta stagione di The Mandalorian in un lungometraggio sembra aver inciso parecchio sulla struttura narrativa, dando spesso la sensazione di assistere a una serie di avventure episodiche più che a un vero evento cinematografico. Paradossalmente, i personaggi sembrano evolversi di più nelle due puntate dedicate al duo all’interno di The Book of Boba Fett che nel loro stesso film.

Per il ritorno di Star Wars sul grande schermo, una storia di questo tipo — pur coerente con il tono e la natura della serie — potrebbe far storcere il naso ai fan più esigenti, che forse si sarebbero aspettati qualcosa di più ambizioso e incisivo.

(The Mandalorian and Grogu di Jon Favreau. 2026, USA, fantascienza, 132′)