street fighter

STREET FIGHTER, la recensione del nuovo film sul famoso picchiaduro di Capcom

Tanto fanservice e poche idee: quando il cinema si limita a premere tasti a casaccio

Classificazione: 2.5 su 5.

Ci siamo approcciati al nuovo adattamento cinematografico di Street Fighter con grande entusiasmo: avevamo voglia di divertirci e di vedere finalmente ricreato sul grande schermo quel fantastico universo di combattenti. Personaggi iconici provenienti da ogni angolo del mondo, ciascuno con caratteristiche uniche e con quelle mosse speciali che per anni abbiamo cercato di eseguire premendo a caso i tasti del joystick. Purtroppo, però, non siamo usciti dal cinema pienamente soddisfatti.

Il film parte alla grande, regalandoci una scena animata di altissimo livello che cattura fin da subito l’attenzione e ricrea le atmosfere e le sensazioni del videogioco. Subito dopo inizia la parte in live-action, che introduce i protagonisti Ryu e Ken in due momenti delle loro vite complicati. I due non si vedono più da anni e il loro rapporto fraterno si è spezzato in seguito alla morte del maestro Gouken per mano di suo fratello Akuma. Oggi Ken non è più il combattente di un tempo: si è trasformato in una star dei social ed è diventato una barzelletta per gli altri lottatori. Ryu, invece, è del tutto scomparso dai radar e ha smesso di combattere per reprimere il proprio lato oscuro che usciva fuori quando combatteva al massimo. I due si ritrovano in occasione del nuovo World Warrior Tournament organizzato da Bison, il cui vero obiettivo è di impossessarsi della forza combattiva di Ryu per diventare ancora più potente.

Non vogliamo fare i pignoli sulla trama: sarebbe ingiusto, considerando che la storia serve chiaramente come semplice pretesto per far combattere tra loro i vari personaggi iconici del videogioco — tutti ben caratterizzati, pettinati e vestiti di tutto punto, ognuno con le proprie mosse speciali e la propria personalità. Purtroppo, però, le scene action e le coreografie non regalano la stessa soddisfazione del videogioco, fatta eccezione per lo scontro con Honda e per le scene animate, che rimangono indubbiamente la parte migliore del film.

Ad appesantire la visione intervengono diverse scelte sfortunate. Al fianco di Ken troviamo un fastidioso personaggio che gli fa da spalla comica e che ogni due secondi sfoggia battute banali di cui il film non ha certo bisogno, considerato che Ken è già abbastanza ridicolo. Stessa cosa per il presentatore del torneo che ha un minutaggio inspiegabilmente elevato. Veniamo infine alla nota più dolente: Bison. Nel film del 1994 il personaggio era interpretato da Raúl Juliá e incuteva un certo timore grazie a una presenza scenica imponente. In questo adattamento il ruolo è affidato a David Dastmalchian — attore solitamente bravissimo che qui fallisce nel valorizzare quello che è il cattivo più iconico della storia dei videogiochi. Un vero peccato.

La sceneggiatura avrebbe fatto meglio a concentrarsi su pochi elementi anziché accumulare carne al fuoco senza mai approfondire nulla. Un’altra nota stonata riguarda le arene e le ambientazioni dei combattimenti: una delle caratteristiche simbolo del videogioco è proprio la varietà di location suggestive in giro per il mondo; qui, invece, a parte la bellissima parentesi animata ambientata in Thailandia, le battaglie si svolgono in luoghi vuoti e del tutto privi di carattere. E anche l’arena principale dove si svolgono gli scontri del torneo è a dir poco anonima.

Non tutto è da buttare. Come anticipato, le sequenze animate — per quanto poche — sono visivamente splendide e le fatality dei vari personaggi sono riprodotte in modo convincente. Inoltre per alleggerire la durata della pellicola si sarebbero potute fare scelte più mirate sullo script: magari soffermandosi di più sul passato di Ryu e Ken e sul legame con il loro maestro, oppure evitando di mostrare Bison fin da subito, lasciando spazio ai suoi tirapiedi per poi svelarne l’identità soltanto nei post-credit o in un eventuale sequel. I fan più accaniti potrebbero persino considerarlo un buon adattamento grazie ai numerosi easter egg e agli omaggi alla saga, ma le trasposizioni cinematografiche fatte bene sono altre.

Il film ha una scena post-credit dopo i titoli di coda.

(Street Fighter di Kitao Sakurai. 2026, azione, USA, 119′)