Running Point torna a infiammare i parquet di Los Angeles con una seconda stagione che promette di alzare la posta in gioco, trasformando la gestione dei Waves in uno spietato campo di battaglia familiare.
Se nel primo capitolo avevamo conosciuto Isla Gordon come una figura quasi estranea, catapultata improvvisamente al vertice della franchigia dopo uno scandalo, i nuovi episodi ci restituiscono una protagonista profondamente cambiata e ormai pienamente calata nel suo ruolo di capo. La fase dell’apprendistato è ufficialmente conclusa e Isla, interpretata con il consueto carisma da Kate Hudson, non si accontenta più di essere una semplice reggente o una soluzione d’emergenza, ma è determinata a imprimere il proprio marchio indelebile sulla squadra, portandola finalmente verso quel successo sportivo che i tifosi sognano da tempo.
Tuttavia, il consolidamento della sua leadership deve fare i conti con ombre familiari che rifiutano di dissolversi. Il fratello Cam, a cui presta il volto un magnetico Justin Theroux, non ha alcuna intenzione di restare a guardare mentre la sorella brilla sotto i riflettori che un tempo illuminavano solo lui. Muovendosi nell’oscurità e tramando tra i corridoi del potere, Cam osserva ogni mossa di Isla con l’unico obiettivo di evidenziarne i passi falsi, pronto a sfruttare la minima esitazione per reclamare il trono che ritiene suo di diritto.
Questo dualismo trasforma la serie in un sofisticato gioco di specchi dove la lealtà di sangue si scontra con l’ambizione più sfrenata, costringendo la protagonista a guardarsi costantemente le spalle non solo dagli avversari in campionato, ma anche dalle persone a lei più vicine.
Il consiglio di amministrazione e le pressioni esterne non rendono certo il compito più facile, imponendo a Isla un controllo costante su ogni decisione, sia essa legata a uno scambio di mercato o alla sua vita privata. Per sopravvivere in questo ecosistema spietato, la strategia utilizzata in precedenza non è più sufficiente ed è necessario elaborare un piano di gioco completamente inedito, capace di neutralizzare le manovre di Cam e rassicurare gli investitori.
La narrazione si sposta quindi su un binario dove l’adrenalina dello sport professionistico si fonde con la tensione del dramma psicologico, senza mai perdere quella vena di umorismo tagliente che caratterizza la scrittura dei produttori esecutivi Mindy Kaling, Ike Barinholtz e David Stassen.
Questa nuova stagione si preannuncia come un ritratto ancora più vivido e stratificato di cosa significhi oggi gestire un impero sportivo, dove il risultato sul tabellone è solo una piccola parte di una partita molto più grande e complessa. Tra scambi di battute fulminanti e manovre di palazzo, Isla Gordon dovrà dimostrare di avere la stoffa necessaria per chiudere l’anno al vertice, consapevole che nella città degli angeli il confine tra il trionfo e il fallimento è sottile come la linea dei tre punti.
Per chi ama le storie di riscatto femminile intrecciate a dinamiche familiari esplosive, il ritorno dei Los Angeles Waves rappresenta un appuntamento imperdibile capace di intrattenere e far riflettere sulle ambiguità del successo.


