Dalle costrizioni sociali dell’800 alla mascolinità in crisi: Georgia Oakley rilegge il capolavoro di Jane Austen con uno sguardo profondamente contemporaneo
È in arrivo nelle sale dal 22 ottobre il nuovo adattamento cinematografico di Ragione e sentimento, il celebre romanzo di Jane Austen. Dopo la fortunata versione del 1995 diretta da Ang Lee, questa volta troviamo alla regia Georgia Oakley, nota al pubblico per Blue Jean (2022).
La trama è nota ai più: la famiglia Dashwood, composta da una madre e tre figlie, è costretta a lasciare la propria tenuta in campagna perché, secondo la legge dell’epoca, l’intera eredità del padre defunto spetta al figlio di prime nozze, mentre a loro non resta nulla. Grazie all’aiuto di una lontana parente, Mrs Jennings, le donne si trasferiscono quindi in una casa decisamente più modesta, in attesa di trovare marito alle due figlie maggiori, Elinor e Marianne.
Nel romanzo, le due sorelle incarnano due dimensioni apparentemente inconciliabili: Elinor rappresenta la ragione, il buonsenso e la morigeratezza, mentre Marianne è il sentimento, la passione, il fuoco. Nel film, tuttavia, la sceneggiatura ammorbidisce questa netta dicotomia, ritraendo le protagoniste, interpretate rispettivamente da Daisy Edgar-Jones ed Esmé Creed-Miles, non come due poli opposti, ma come due facce della stessa medaglia. La regia sottolinea infatti come la riservatezza di Elinor e la sregolatezza di Marianne siano entrambe risposte difensive alle medesime costrizioni sociali ed economiche dell’epoca.
Questo approccio moderno alla caratterizzazione dei personaggi si ritrova anche nelle tre figure maschili che ambiscono alla mano delle sorelle. Edward Ferrars è ricco di vulnerabilità ed esitazione, mentre il Colonnello Brandon acquista una dolcezza e una presenza più tridimensionali rispetto al romanzo. John Willoughby, invece, è la versione ottocentesca di un match su Tinder: il ragazzo che prima finge di innamorarsi, poi sparisce e infine piagnucola appena si sente messo da parte.
Alla luce di queste scelte, credo sia fortemente voluto dalla regia dare ampio spazio al tema della «mascolinità in crisi» all’interno del sistema sociale dell’Ottocento. Una prospettiva che si inserisce nella rilettura contemporanea dei personaggi e delle dinamiche che regolano i rapporti tra uomini e donne.
Anche le ambientazioni contribuiscono a definire questa visione. Nel corso del film, Marianne viene costantemente associata alla natura selvaggia, e non è un caso che paesaggi naturalistici, suggestivi e sconfinati, siano protagonisti di diverse scene.
Una menzione speciale va a Fiona Shaw, la cui interpretazione della Signora Jennings è un inno all’ironia e una voce fuori dal coro di cui si sarebbe sentita la mancanza.
Cosa aspettarsi, dunque, da questo film? Ragione e sentimento è il romanzo a lieto fine per eccellenza e, anche in questa nuova versione, conserva il suo fascino. Il film piacerà sicuramente a chi ama le storie in costume capaci di dialogare con la contemporaneità, senza però allontanarsi troppo dai confini delineati dal libro originale.

