L’ultima missione: Project Hail Mary

L’ULTIMA MISSIONE – PROJECT HAIL MARY: la recensione del film di fantascienza di Phil Lord e Chris Miller con Ryan Gosling

Era da parecchio tempo che la fantascienza cinematografica — quella fatta di scoperte scientifiche, missioni ai confini dell’universo e incontri ravvicinati del terzo tipo — non riusciva a colpire nel segno con tanta freschezza. Se guardiamo un po’ indietro, titoli come Arrival o The Martian sembrano ormai appartenere a un’epoca lontana, e persino i giganti del genere come Interstellar o 2001: Odissea nello spazio sembrano aver lasciato un vuoto difficile da colmare. È servita la visione creativa di Phil Lord e Chris Miller, vincitori dell’Oscar con Spider-Man – Un nuovo universo, per riportare l’immensità del cosmo sul grande schermo con Project Hail Mary, trasformando il celebre romanzo di Andy Weir (lo stesso autore di The Martian) in un viaggio intergalattico tanto divertente quanto profondamente umano.

Al centro di questa odissea spaziale c’è Ryland Grace, un insegnante di scienze di scuola media con un dottorato in biologia molecolare, interpretato da un magnifico Ryan Gosling. Il protagonista si risveglia a bordo di un’astronave, distante anni luce dalla Terra, solo e senza alcun ricordo. Attraverso una serie di flashback necessari a capire chi sia e perché si trovi lì, veniamo a conoscenza del progetto “Hail Mary”, una missione spaziale con a capo Eva Stratt, interpretata da una glaciale Sandra Hüller. La posta in gioco è altissima: una sostanza aliena sta consumando l’energia del Sole, mentre un’altra stella sembra esserne immune. Grace, che non è un vero astronauta e neppure un cuor di leone, rappresenta l’ultima speranza per evitare l’estinzione dell’umanità. Deve raggiungere quella stella ad ogni costo.

La pellicola si rivela un mosaico affascinante che unisce la potenza visiva dei grandi classici del genere all’umorismo brillante di Phil e Chris, trovando il suo cuore pulsante nel rapporto di amicizia che si instaura tra il prof. e Rocky (il nome dell’alieno). Questa creatura, una sorta di ragno metallico, si trova nello spazio per lo stesso motivo di Grace: salvare il proprio pianeta. Il loro primo contatto, che richiama le atmosfere di Arrival ma in una chiave decisamente più ironica, evolve in un’amicizia profonda che ricorda la magia di E.T.. È davvero sorprendente come Gosling riesca a relazionarsi a Rocky in modo così naturale, trasmettendo ogni sfumatura di questo straordinario incontro extraterrestre (la presenza sul set di un animatronic ha aiutato!). È apprezzabile la scelta di evitare di dare all’alieno un aspetto “da cartoon” in stile Disney, puntando invece su movimenti e una voce artificiale che gli conferiscono una personalità decisamente singolare.

Nonostante l’ottima regia e un design spaziale molto curato, il film non è esente da difetti che compromettono in parte il giudizio finale. La durata generosa, oltre le due ore e mezza, si fa sentire e il ritmo appare a tratti discontinuo, alternando momenti di estrema calma a brusche accelerate. Il tono scanzonato, pur essendo un marchio di fabbrica degli autori, a volte finisce per sminuire la drammaticità e l’urgenza della missione, mentre un montaggio frenetico e un cattivo uso dell’illuminazione rendono le scene d’azione fuori dall’astronave poco comprensibili.

Eppure, nonostante queste sbavature, il film resta un’esperienza cinematografica di alto livello, la prova che la fantascienza nasce dalle idee e dalla capacità di emozionare senza dover per forza stravolgere i canoni del genere. Project Hail Mary è una pellicola che merita assolutamente la visione in sala, e ha assolutamente il merito di riconnetterci con quel senso di meraviglia che solo il grande ignoto sa offrire.

(L’ultima missione: Project Hail Mary di Phil Lord e Chris Miller. 2026, fantascienza, USA, 156′)