Il leggendario maestro della stop-motion e vincitore di due premi Oscar dice addio all’industria: “Mi sono ritirato da questo circo”. Un tesoro di bozzetti, miniature e modelli va all’asta
Se avete mai sussultato vedendo camminare un AT-AT in Star Wars, tremato di fronte alla minaccia dell’ED-209 in RoboCop, o assistito alla meraviglia (e al terrore) dei dinosauri del primo Jurassic Park, allora conoscete già il tocco inconfondibile di Phil Tippett.
Il leggendario maestro della stop-motion e pioniere degli effetti visivi ha annunciato la chiusura del suo celebre Tippett Studio a Berkeley dopo quasi quattro decenni di attività, accompagnata da un’imponente asta dove verranno messi in vendita decenni di bozzetti, miniature, modelli e memorabilia che hanno fatto la storia della settima arte. Una notizia questa che segna ufficialmente la fine di un’era per il cinema.
“Ritirato da questo circo”
Con la schiettezza e l’animo libero che lo hanno sempre contraddistinto, il genio due volte premio Oscar ha commentato la decisione senza troppi giri di parole: “Mi sono ritirato da questo circo. È un’industria ormai completamente diversa da quella in cui sono cresciuto e che ho contribuito a costruire.”
Una dichiarazione amara ma lucida, che descrive la svolta verso la CGI e l’omologazione industriale delle produzioni hollywoodiane di oggi. Tippett ha trascorso l’ultima parte della sua carriera a completare in totale autonomia la sua opera più personale, Mad God (2021), un incubo distopico in stop-motion realizzato nell’arco di trent’anni che rimane una delle vette artistiche più folli e libere del cinema d’animazione recente.
Il tesoro di una vita all’asta
La chiusura della sede fisica del Tippett Studio porta con sé una notizia agrodolce per i collezionisti e gli amanti della cinefilia più pura: il patrimonio accumulate all’interno del laboratorio sarà battuto all’asta. Parliamo di migliaia di pezzi originali che coprono l’intera storia degli effetti speciali moderni:
- Star Wars: Bozzetti preparatori, sculture e stampi utilizzati per L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi (tra cui i leggendari dettagli per la partita di Dejarik/scacchi olografici).
- RoboCop: Armature, scheletri meccanici e modelli di pre-produzione dell’ED-209 e di Cain.
- Jurassic Park: Materiale concettuale dall’epoca in cui Spielberg pianificava il film in “Go-Motion”, prima della celebre transizione al digitale diretta dallo stesso Tippett.
- Starship Troopers & Dragonheart: Miniature, maquette e studi per l’animazione dei mostri spaziali e delle creature fantastiche.
Per chi ama toccare con mano la materia di cui sono fatti i sogni cinematografici, la dispersione di questa collezione rappresenta una ghiotta opportunità, ma anche la chiusura definitiva di un luogo fisico che per quarant’anni è stato il santuario dell’artigianato applicato al cinema.
L’eredità di Phil Tippett rimarrà per sempre scolpita nei fotogrammi dei film che hanno formato l’immaginario di intere generazioni, a testimonianza di quando gli effetti speciali venivano prima sognati, poi scolpiti con le mani e infine animati, un singolo fotogramma alla volta.
La buona notizia è che Tippett continuerà a creare: “Non sto smettendo di lavorare. Sto solo chiudendo questo capitolo per concentrarmi interamente sui miei progetti personali e sulla mia arte, senza il peso di dover gestire uno Studio.”

