C’è un momento preciso, nel cinema di Hirokazu Kore-eda, in cui la quotidianità smette di essere una rassicurante sequenza di gesti ripetuti e diventa un meccanismo di sopravvivenza. È una transizione quasi invisibile, priva di enfasi drammatica, ed è esattamente ciò che accade in Nobody Knows (Dare mo shiranai), il film che il 25, 26 e 27 maggio arriva per la prima volta nelle sale italiane.
L’uscita rappresenta il secondo appuntamento della rassegna “Riflessi dell’invisibile“, un progetto di BIM Distribuzione che punta a colmare una lacuna distributiva decennale, riportando sul grande schermo le prime opere del regista giapponese, oggi considerato uno dei più grandi umanisti del cinema contemporaneo.
La trama: vivere nell’ombra
La storia inizia con un trasloco quasi furtivo. Akira, dodici anni, e sua madre Keiko si stabiliscono in un nuovo appartamento a Tokyo. Con loro, nascosti dentro delle valigie o introdotti col favore delle tenebre, ci sono altri tre fratelli: la sorella maggiore e i due più piccoli. Per il proprietario di casa esiste solo Akira; gli altri tre non sono mai stati registrati all’anagrafe, non vanno a scuola e hanno il divieto assoluto di uscire sul balcone o farsi vedere alle finestre.
La madre, descritta come una donna immatura e perennemente alla ricerca di una felicità che non sa costruire, vive di espedienti. Un giorno annuncia di dover partire per un nuovo lavoro, lasciando ad Akira un po’ di soldi e la responsabilità dei fratelli. Ben presto, però, i ritorni della donna diventano sempre più rari, fino a cessare del tutto. I quattro bambini si ritrovano così a dover gestire una micro-società autarchica, sospesi in un limbo burocratico e sociale: sono clandestini nel loro stesso Paese, invisibili per un mondo degli adulti che sembra averli dimenticati.
Il fatto di cronaca: il caso di Nishi-Sugamo
Sebbene il film sia pervaso da una delicatezza quasi lirica, la sua genesi è profondamente radicata nella realtà. Kore-eda si è ispirato a un tragico fatto di cronaca avvenuto nel 1988 nel quartiere di Nishi-Sugamo, a Tokyo.
Il caso reale fu, se possibile, ancora più brutale della finzione cinematografica. Quando le autorità scoprirono l’appartamento, trovarono una situazione di estremo degrado che aveva portato alla morte di uno dei bambini. Quello che interessava a Kore-eda, tuttavia, non era il macabro dettaglio cronachistico o il giudizio morale sulla madre, ma il “tempo sospeso” dei bambini: come avevano vissuto quei mesi? Quali legami avevano stretto tra loro mentre il mondo esterno continuava a scorrere ignorandoli?
Lo stile di Kore-eda: la distanza e lo sguardo
In Nobody Knows, Kore-eda adotta quello che diventerà il suo marchio di fabbrica: una macchina da presa che osserva ad altezza bambino, senza mai scivolare nel pietismo o nel sentimentalismo facile.
Gran parte della forza della pellicola risiede nell’interpretazione di Yūya Yagira, che nel ruolo di Akira riuscì a vincere il premio come miglior attore al Festival di Cannes del 2004, diventando il più giovane vincitore nella storia della manifestazione. Il film gioca costantemente sul contrasto tra l’interno soffocante dell’appartamento e la luce accecante delle poche sortite esterne. Come nei successivi Un affare di famiglia o Like Father, Like Son, il regista interroga il pubblico su cosa definisca davvero un nucleo familiare al di là dei legami di sangue, della legge o della condivisione di una resistenza quotidiana.
Perché vederlo oggi
Rivedere o scoprire oggi Nobody Knows significa confrontarsi con un cinema che non ha fretta. È un film che procede per accumulo di piccoli dettagli — una macchia di cioccolato, una pianta che cresce, il suono dei treni in lontananza — per costruire un’emozione che esplode solo nel finale, lasciando una sensazione di profonda malinconia ma anche di estrema dignità.
La rassegna “Riflessi dell’invisibile” offre dunque l’opportunità di recuperare un tassello fondamentale per capire l’evoluzione di un autore che, da oltre trent’anni, si ostina a raccontare chi sta ai margini, chi non ha voce e, appunto, chi “nessuno conosce”.


