Restaurato in 4K per il suo 50° anniversario, arriva nelle sale italiane il capolavoro erotico del 1976 tratto da un famoso fatto di cronaca del Giappone degli anni ’30
C’è un momento preciso in cui un film smette di essere soltanto una pellicola cinematografica per diventare un caso di costume, un dibattito filosofico e un’opera spartiacque. Nel 1976, quel momento fu segnato dall’uscita di L’impero dei sensi (Ai no corrida) del regista giapponese Nagisa Ōshima. A cinquant’anni dalla sua prima apparizione e dalle roventi polemiche che ne accompagnarono la distribuzione in tutto il mondo, il film torna nei cinema italiani a partire dal 9 novembre in versione integrale restaurata in 4K, distribuito da CG Entertainment in collaborazione con Cat People.
La vicenda da cui muove il film non è di finzione, ma un triste fatto di cronaca nera che scosse il Giappone del 1936. La storia è quella della relazione travolgente tra Sada, un’ex geisha diventata cameriera, e Kichizo, il proprietario della locanda in cui la donna lavora. Quello che inizia come un reciproco flirt si trasforma rapidamente in un rapporto erotico totalizzante, ossessivo e claustrofobico. I due amanti si isolano sempre di più dal mondo esterno, serrandosi in una stanza e spingendo la ricerca del piacere fisico oltre ogni limite morale e convenzione sociale, fino a intrecciare in modo inestricabile e drammatico desiderio, possesso e morte.
A differenza di gran parte del cinema erotico dell’epoca, Ōshima sceglie di raccontare la vicenda adottando principalmente il punto di vista emotivo e psicologico della protagonista femminile. L’impero dei sensi unisce la struttura classica del melodramma a una rappresentazione visiva senza filtri della carnalità: è un film al contempo pittorico e osceno, romanticamente romantico e spietato.
Attraverso una messa in scena in cui la tradizione giapponese pulsa di colori caldi e pastosi — creando un’atmosfera chiusa e anacronistica in cui il progresso della società esterna rimane un elemento alieno e indistinto —, i due protagonisti si muovono come esuli e sradicati, richiamando per certi versi le figure del cinema di Bernardo Bertolucci o Marco Ferreri. In questo spazio sospeso, il sesso esplicito, perverso e febbricitante non è mai un semplice elemento voyeuristico, ma diventa una vera e propria dichiarazione di libertà formale e di rifiuto politico nei confronti dei dogmi sociali e del soffocante militarismo che si andava affermando nel Giappone di quegli anni.
Sul concetto stesso di rappresentazione esplicita, lo stesso Nagisa Ōshima aveva espresso una riflessione profonda: «Il concetto di “oscenità” viene messo alla prova quando osiamo guardare qualcosa che desideriamo vedere ma che ci siamo proibiti di guardare. Quando percepiamo che tutto è stato mostrato, l’“oscenità” scompare e subentra una certa liberazione.»
La nuova vita del film sul grande schermo è il frutto di un importante lavoro di restauro in 4K promosso da Argos Films con il supporto del CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée francese). L’uscita in sala, vietata ai minori di 18 anni, permetterà agli spettatori di riscoprire l’opera soprattutto nella sua lingua originale con sottotitoli, restituzione ideale per cogliere appieno la complessità psicologica e l’intensità drammatica dell’opera.


