la venere elettrica

LA VENERE ELETTRICA, la commedia romantica di Pierre Salvadori

Il film si ispira alla lezione della Hollywood classica per raccontare la Parigi di inizio secolo, tra pittori bohémien, artisti di strada e sedicenti medium

Un pittore che ha smesso di dipingere, una fiera di periferia nella Parigi degli anni Venti e un piano ingegnoso che si complica con il tempo. È la premessa della nuova commedia francese diretta da Pierre Salvadori.

Inutile girarci intorno: i francesi hanno una certa dimestichezza con le storie d’amore che partono da un inganno e finiscono per sfuggire completamente di mano a chi le ha pensate. È il territorio in cui si muove La Venere elettrica (La Vénus électrique), la nuova commedia del regista Pierre Salvadori, che arriverà nelle sale italiane il 29 dicembre distribuita da Teodora Film.

La storia prende vita nella Parigi dei primi anni Venti, un periodo in cui la città è un grande laboratorio a cielo aperto tra avanguardie, fiere popolari e trucchi da palcoscenico. È qui che vive Suzanne, interpretata da Anaïs Demoustier: per sbarcare il lunario lavora in un luna park come dispensatrice di “baci elettrici”, una di quelle attrazioni che mescolano la fascinazione per le prime scoperte scientifiche e il divertimento un po’ naif delle sagre di paese.

Dall’altra parte c’è Antoine, un pittore interpretato da Pio Marmaï che, dopo la morte della moglie, ha completamente smesso di prendere in mano i pennelli. Una situazione che sta mandando in corto circuito il suo gallerista, disperato per la mancanza di nuove opere. Per sbloccare la situazione, il gallerista decide di architettare un piano alquanto cinico quanto teatrale: convince Suzanne a fingersi una medium e a inscenare una seduta spiritica per mettere Antoine in contatto con lo spirito della moglie defunta. L’obiettivo è semplice: restituirgli la serenità, e con quella la voglia di tornare a dipingere.

Il problema, come spesso accade in questo genere di racconti, è che le cose non vanno mai esattamente come stabilito sulla carta. Il piano iniziale funziona fin troppo bene, i nuovi dipinti di Antoine tornano a popolare le gallerie e vanno a ruba, ma l’amore si mette di mezzo nel momento meno opportuno, trascinando i protagonisti in una serie di equivoci tipici di una commedia sentimentale moderna.

Nel cast, oltre a Marmaï e alla Demoustier, ci sono anche Gilles Lellouche, Vimala Pons e Gustave Kervern. Nelle intenzioni del regista, il film guarda dichiaratamente alla lezione della grande commedia classica hollywoodiana per raccontare un universo fatto di artisti bohémien, imbroglioni di quartiere e credulità popolare, in cui le donne della storia finiscono sistematicamente per riscrivere le regole e le trame del proprio destino.