Quella con le corse al rallentatore sulla spiaggia e i costumi rossi non era la canzone originale, ed era stata scritta pensando a qualcosa di molto diverso dai bagnini di Los Angeles
Se vi capita di pensare a Baywatch, la serie televisiva americana che per tutti gli anni ’90 ha riempito i pomeriggi della televisione di mezzo mondo, la prima cosa che vi tornerà in mente – insieme ai costumi da bagno rosso acceso e alle famose corse al rallentatore sulla spiaggia di Malibu – è con ogni probabilità la sua sigla. Quel pezzo pop-rock travolgente, che comincia con una batteria dritta e un giro di sintetizzatore molto riconoscibile, si intitola “I’m Always Here” ed è diventato negli anni un pezzo della cultura pop. C’è però una storia meno nota che riguarda la sua nascita, legata a un fallimento commerciale e a un’interpretazione del testo radicalmente diversa da quella che i produttori dello show avevano immaginato.
Andando con ordine: Baywatch debuttò negli Stati Uniti sulla rete NBC nel settembre del 1989. Questa prima stagione, tuttavia, andò malissimo. Gli ascolti furono molto bassi, i costi di produzione erano considerati troppo alti e il network decise di cancellare la serie dopo una sola stagione. In quella prima versione sfortunata, la sigla non era la canzone che tutti ricordano oggi. Si intitolava invece Save Me ed era cantata da Peter Cetera, l’apprezzato ex frontman della rock band Chicago.
Una seconda possibilità
La storia della serie cambiò perché David Hasselhoff, che oltre a essere il protagonista interpretava il personaggio principale di Mitch Buchannon, si convinse che lo show potesse ancora funzionare. Insieme ai creatori della serie, acquistò i diritti dello spettacolo per una cifra simbolica e decise di produrlo in syndication, ovvero vendendo i diritti di trasmissione direttamente a canali locali americani e a emittenti straniere, senza passare dai grandi network nazionali.
Per rimettere in piedi la produzione, però, era necessario tagliare drasticamente i costi. Le royalty per mantenere una canzone di Peter Cetera come sigla erano troppo alte per il nuovo budget ridotto. I produttori decisero quindi di commissionare un brano completamente nuovo ai compositori Cory Lerios e John D’Andrea. Per scrivere il testo e interpretare il pezzo fu chiamato Jimi Jamison, noto per essere il cantante dei Survivor, la band che aveva firmato successi planetari come Eye of the Tiger per la saga cinematografica di Rocky.
Un equivoco mistico
Jamison, insieme al paroliere Joe Henry, compose così I’m Always Here. Quando i produttori di Baywatch ascoltarono i versi del ritornello – che recitano «Don’t you worry, it’s gonna be all right / ‘Cause I’m always here / I won’t let you out of my sight» («Non preoccuparti, andrà tutto bene / Perché io sono sempre qui / Non ti perderò di vista») – pensarono che fosse la descrizione perfetta del lavoro di un bagnino, una figura rassicurante pronta a gettarsi tra le onde per salvare chiunque si trovasse in difficoltà.
In realtà, le cose stavano diversamente. Anni dopo, fu lo stesso Jimi Jamison a raccontare che quando scrisse quel testo non stava affatto pensando ai bagnini della California, ma che aveva concepito il brano come una canzone d’ispirazione cristiana. Nella mente del cantante, la voce che prometteva di “essere sempre presente” e di “non perdere mai di vista” l’interlocutore non apparteneva a un guardaspiaggia in costume rosso, ma a Dio, inteso come una figura di protezione spirituale e costante nei momenti più bui.
«I produttori erano entusiasti perché pensavano che parlasse di loro e del salvataggio delle persone in mare. Non avevano capito il vero senso, ma andava bene lo stesso» avrebbe poi spiegato Jamison in un’intervista, aggiungendo un dettaglio ironico: l’unico a comprendere immediatamente il senso del testo all’epoca della pubblicazione fu un recensore della rivista Playboy, che descrisse la sigla come un pezzo esplicitamente religioso.
La canzone debuttò con la seconda stagione nel 1991. Il successo fu enorme: Baywatch divenne nel giro di pochi anni la serie televisiva più vista al mondo, trasmessa in oltre 140 paesi con un pubblico stimato di oltre un miliardo di spettatori a settimana. E quella sigla nata per risparmiare sulle royalty, e pensata originariamente come un inno spirituale, finì per accompagnare lo show fino alla sua chiusura nel 2001, diventando uno dei temi musicali più famosi della storia della televisione.

