La recensione de LA CASA – IL ROGO DEL MALE di Sébastien Vaniček

Il regista francese firma il sesto capitolo della saga horror puntando tutto su un gore estremo ed effetti pratici, ma il trauma familiare affoga in una sceneggiatura priva di mordente

Classificazione: 2.5 su 5.

La Casa – Il rogo del male è il sesto capitolo della saga horror iniziata nel lontano 1981 dal regista Sam Raimi, insieme agli amici Bruce Campbell e Robert Tapert. Spoiler: la pellicola (titolo originale Evil Dead Burn) continua a raccontare le raccapriccianti storie legate al Libro dei Morti, il celebre Necronomicon. Questa volta, dietro la macchina da presa troviamo il regista francese Sébastien Vaniček (già fattosi notare con l’ottimo Vermines), che raccoglie il testimone da Lee Cronin, autore della boccata d’aria fresca portata al franchise con il precedente La casa – Il risveglio del male (Evil Dead Rise).

La trama segue le vicende di Alice (Souheila Yacoub), una ragazza francese che sta elaborando il lutto per la morte del marito William (George Pullar). Suo malgrado, la donna è costretta a partecipare al funerale e, soprattutto, ad affrontare i suoceri nella vecchia casa di famiglia. È proprio in quel luogo isolato che la tensione sale e la minaccia dei Deadite prende il sopravvento, trasformando i traumi e i rancori familiari in una vera e propria esplosione di violenza.

Sotto il profilo puramente visivo, il film non fa sconti. Vaniček infonde nella pellicola una brutalità estrema, inanellando una serie di punizioni corporee implacabili e torture visive che mettono a dura prova la resistenza dello spettatore. Quasi ogni parte del corpo viene martoriata con qualsiasi tipo di oggetto domestico (persino una penna stilografica). Dalla claustrofobica scena all’interno di un’auto, passando per un piano sequenza nel caos della casa, fino agli smembramenti e alla carne strappata via, gli effetti speciali rigorosamente pratici – con un uso ridottissimo della CGI – si dimostrano assolutamente all’altezza.

Il vero punto debole della pellicola, infatti, non è il comparto tecnico, bensì una scrittura decisamente traballante. Nonostante l’ottimo spunto iniziale di voler legare l’orrore demoniaco alle ferite psicologiche di una relazione tossica e di un matrimonio opprimente, il tentativo fallisce. La sceneggiatura tende a soffocare la personalità di Alice, riducendola a un semplice simbolo del trauma piuttosto che a un personaggio a tutto tondo in grado di ribellarsi a una situazione insostenibile. Alcuni flashback che mostrano le accese liti con il marito spezzano il ritmo dell’azione anziché arricchirla, e i restanti membri della famiglia Price finiscono per essere meri strumenti di morte, carne da macello utile solo a mettere in scena la consueta carneficina.

Anche il tono non convince appieno. Laddove la trilogia originale di Raimi brillava per una squisita astrazione fumettistica e un’irresistibile comicità grottesca, Il rogo del male preferisce un approccio cupo e decisamente pesante. I rari tentativi di ironia e umorismo nero (affidati principalmente alla figura della nonna Polly, affetta da demenza senile) non riescono a smorzare la tensione accumulata, scivolando a volte in una caricatura che stona con la gravità delle tematiche di fondo. Dispiace ammetterlo, ma questo capitolo risulta il peggiore della nuova linea narrativa de La Casa. Ciò nonostante, siamo sicuri che i puristi del gore più estremo troveranno comunque pane per i loro denti.

Alla fine del film sono presenti due scene post-credit.

(La Casa – Il rogo del male di Sébastien Vaniček. 2026, horror, USA, 112′)