Tratto dal romanzo di Nick Tosches, racconta una storia di vite parallele, mafia e manoscritti medievali, muovendosi tra il Trecento e i giorni nostri
In the Hand of Dante (che in Italia arriverà con il titolo La mano di Dante), il nuovo attesissimo film del regista statunitense Julian Schnabel presentato fuori concorso a Venezia 82, sarà disponibile in streaming su Netflix a partire dal prossimo 24 giugno. La notizia era particolarmente attesa dagli appassionati di cinema, sia per l’importanza del regista – autore di film molto apprezzati come Prima che sia notte e Lo scafandro e la farfalla – sia per la complessità della trama, basata sull’omonimo e celebre romanzo thriller del 2002 dello scrittore e critico musicale Nick Tosches, scomparso nel 2019.
La storia del film si sviluppa su due piani temporali paralleli che si intrecciano continuamente, coprendo un arco di circa settecento anni. Da un lato c’è la New York del ventunesimo secolo, dall’altro l’Italia del quattordicesimo secolo, e al centro di entrambe le epoche si muove una ricerca ossessiva che riguarda l’amore, la bellezza e il divino, ma anche logiche molto più terrene e violente.
Di cosa parla il film
Nella linea temporale contemporanea, il protagonista è lo stesso Nick Tosches, uno studioso ed esperto della figura di Dante Alighieri. All’inizio della vicenda, Tosches vive in un esilio autoimposto, profondamente segnato dall’improvvisa e dolorosa morte della figlia. La sua vita viene interrotta quando viene richiamato a New York da un importante boss mafioso: all’interno del mercato nero è infatti emerso un reperto inestimabile, un manoscritto che si ritiene essere l’originale della Divina Commedia, scritto interamente di pugno dallo stesso Dante.
A causa della sua profonda competenza sull’opera d’arte e sulla letteratura medievale, a Tosches viene chiesto di verificare l’autenticità del documento. Ben presto, però, la situazione degenera in una spirale di violenza: lo scrittore, affiancato da un killer imprevedibile e spietato di nome Louie, decide di rubare l’opera. Da quel momento inizia un viaggio oscuro, violento e omicida nel tentativo di proteggere e autenticare il manoscritto.
Parallelamente a questa vicenda, il film si sposta nel Trecento per seguire la vita di Dante Alighieri durante gli anni della stesura del suo capolavoro. Le due narrazioni cercano di rispecchiarsi l’una nell’altra, mostrando come l’ossessione per la creazione artisticistica e la ricerca del significato profondo dell’esistenza accomunino il poeta medievale e lo scrittore contemporaneo, nonostante i secoli di distanza e i contesti radicalmente differenti.
Julian Schnabel e un progetto di lungo corso
L’adattamento cinematografico di In the Hand of Dante è stato un progetto complicato e ambizioso, rimasto in lavorazione per molti anni a Hollywood. I diritti del libro erano stati acquistati inizialmente dalla casa di produzione di Johnny Depp già nel 2008, ma lo sviluppo della sceneggiatura ha richiesto molto tempo prima di trovare la formula definitiva e la regia di Schnabel, noto per il suo stile visivo ricercato e per la capacità di raccontare le tormentate vite interiori degli artisti.
Il film, le cui riprese si sono svolte in gran parte in Italia – tra la Toscana, il Veneto e la Sicilia – per ricostruire fedelmente sia l’epoca dantesca sia le atmosfere del romanzo, promette di essere uno dei titoli più particolari della stagione estiva di Netflix, unendo gli elementi classici del cinema di genere (il noir e il thriller letterario) con una riflessione più filosofica sulla letteratura e sulla sopravvivenza delle opere d’arte nel tempo.


