Quando le storie che portiamo dentro hanno il potere di salvare l’infanzia dal bullismo e dal dolore
C’è una forza sottile e potentissima nel cinema d’animazione che riesce a dare corpo ai desideri impercettibili, trasformando l’ansia e la nostalgia in pura meraviglia visiva. È proprio questa la magia che promette di portare nelle sale italiane dal 15 ottobre Amaranta Frame con la distribuzione di Jumbo – La voce di Don, la sorprendente opera d’animazione indonesiana diretta da Ryan Adriandhy che ha già conquistato la critica e il pubblico al Giffoni Film Festival. Un film che non si limita a raccontare una favola, ma affonda le radici nella memoria emotiva per regalare uno spaccato delicatissimo sul valore della resilienza infantile.
Al centro del racconto troviamo Don, un bambino che vive immerso tra l’affetto della nonna e un mondo interiore fatto di grandi sogni. Per i suoi coetanei Don è soltanto “Jumbo”, un nickname pesante e ingombrante che rischia di schiacciarlo come un’ombra costante. Ma Don possiede un’arma segreta: un libro di fiabe preziosissimo, ultimo ricordo dei suoi genitori. Per riscattarsi e mostrare al mondo chi sia veramente, il piccolo protagonista decide di orchestrare una spettacolare rappresentazione teatrale basata su quel volume. Quando un bullo gli strappa via il tomo, Don si ritrova a dover fare i conti con un vuoto profondo, scoprendo che la vera forza di una storia non risiede solo nelle pagine scritte, ma nell’eco che lascia nel cuore di chi la racconta.
La regia di Ryan Adriandhy sfrutta appieno le potenzialità del mezzo animato per dipingere un quadro in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa sfumato e poetico. Come ha dichiarato lo stesso regista, l’infanzia è un’avventura irripetibile e l’animazione rappresenta lo strumento ideale per plasmare la nostalgia e dare forma a quei ricordi con una libertà e una spettacolarità che il cinema dal vivo non potrebbe mai raggiungere.


