La pellicola animata creata dallo studio Cinema Fantasma unisce il folklore gotico dell’Ottocento a una riflessione sul diritto di raccontare storie
Io sono Frankelda (il cui titolo originale è Soy Frankelda) arriverà su Netflix il prossimo 12 giugno. È un film d’animazione in stop-motion di produzione messicana che ha già attirato l’attenzione degli appassionati del genere per il suo stile visivo e per la scelta di affrontare temi complessi attraverso un’atmosfera gotica e fiabesca.
La storia è ambientata nel Messico del diciannovesimo secolo. La protagonista che dà il titolo all’opera, Frankelda, è una giovane scrittrice di talento che compone racconti oscuri, popolati da creature e misteri. Nell’ambiente in cui vive, tuttavia, la sua voce viene sistematicamente ignorata, ostacolata e respinta da una società che non intende concedere spazio o autorevolezza alle sue storie. Nonostante i tentativi di ridurla al silenzio, Frankelda rifiuta di arrendersi e continua a rivendicare il proprio ruolo.
Tra realtà e sogno
La svolta del film avviene quando la protagonista si ritrova letteralmente all’interno del proprio subconscio. In questa dimensione i mostri e i personaggi bizzarri che ha inventato nei suoi scritti prendono vita, smettendo di essere semplici finzioni letterarie. Per muoversi in questo spazio sospeso tra il sogno e l’incubo, Frankelda viene affiancata da Herneval, un principe tormentato che la guida nel tentativo di ristabilire l’equilibrio tra il mondo reale e quello immaginario, prima che il collasso di uno travolga anche l’altro.
A complicare la situazione c’è la presenza di Procustes, un sinistro autore che insieme ad alcuni complici trama nell’ombra per assumere il controllo della mente e dell’immaginazione di Frankelda. Con il progredire della trama, il legame tra la scrittrice e Herneval diventa centrale, trasformandosi da semplice alleanza in una relazione complessa e problematica, descritta come «al tempo stesso una forza e una maledizione».
L’importanza della stop-motion messicana
Al di là della trama, che riprende stilemi classici del genere fanta-gotico alla Tim Burton o alla Guillermo del Toro, Io sono Frankelda è considerata un’operazione rilevante soprattutto per la sua genesi produttiva. La pellicola è stata realizzata da Cinema Fantasma, uno studio d’animazione con sede a Città del Messico fondato dai fratelli Arturo e Roy Ambriz, che negli anni si è specializzato proprio nella tecnica della stop-motion.

L’approdo su Netflix con una distribuzione globale rappresenta un passaggio significativo per l’industria dell’animazione messicana, che negli ultimi anni sta vivendo una notevole vivacità proprio nel settore della stop-motion (anche grazie all’impulso dato da registi come lo stesso del Toro con il suo Pinocchio).
La metafora centrale del lungometraggio — una narratrice che deve difendere il proprio potere creativo e le proprie storie da forze oscure che vogliono appropriarsene o distruggerle — riflette in modo piuttosto trasparente anche le difficoltà storiche e attuali dei creatori di contenuti e degli artisti indipendenti nel trovare spazio all’interno dell’industria culturale di oggi. La sfida di Frankelda sarà quella di affrontare queste paure e riappropriarsi della propria identità prima che il suo intero mondo creativo venga definitivamente divorato.


