Lionsgate ha annunciato la data di uscita del film, che coinvolgerà anche i registi e gli attori dell’horror del 1999
The Blair Witch Project avrà un nuovo reboot, che uscirà nei cinema il 24 settembre 2027. Lo ha annunciato la casa di produzione Lionsgate attraverso un breve video pubblicato su Instagram. Il film, di cui non si conoscono ancora i dettagli della trama, viene descritto dal presidente di Lionsgate, Adam Fogelson, come una nuova visione pensata per reintrodurre questo classico dell’horror a una nuova generazione di spettatori. La regia è stata affidata a Dylan Clark, un regista che ha iniziato la sua carriera su YouTube, mentre la sceneggiatura è firmata da Chris Thomas Devlin.
L’aspetto che sta attirando l’attenzione degli appassionati di cinema e dei critici riguarda il coinvolgimento dei creatori originali. I registi Eduardo Sánchez e Daniel Myrick, insieme al produttore Gregg Hale e ai due attori protagonisti del primo film, Joshua Leonard e Michael C. Williams, parteciperanno al progetto in veste di produttori esecutivi. Il ritorno del cast e dei creatori originali non era affatto scontato: quando la Lionsgate aveva annunciato per la prima volta l’intenzione di fare un reboot al CinemaCon del 2024, i protagonisti storici avevano espresso pubblicamente il proprio disappunto per non essere stati informati, dando inizio a una discussione sui diritti d’immagine e sul riconoscimento economico nelle produzioni indipendenti.
La storia del film originale del 1999 ruotava attorno a tre studenti universitari di cinema — Heather Donahue, Joshua Leonard e Michael C. Williams — che nell’ottobre del 1994 decisero di addentrarsi nei boschi intorno a Burkittsville, nel Maryland, per girare un documentario sulla leggenda locale della strega di Blair. Secondo i racconti, la strega era lo spettro di Elly Kedward, una donna bandita dal villaggio nel Settecento con l’accusa di stregoneria, a cui erano legati diversi casi di sparizioni e i brutali omicidi di alcuni bambini avvenuti negli anni Quaranta per mano di un eremita. Equipaggiati con telecamere e registratori audio, i tre ragazzi iniziarono a intervistare gli abitanti del paese prima di addentrarsi nella foresta di Black Hills. Da quel momento, però, persero l’orientamento e iniziarono a subire fenomeni inquietanti durante la notte, dal rumore di passi e pianti di bambini fuori dalle tende fino al ritrovamento di strani oggetti fatti di ramoscelli intrecciati. Il film si concludeva con la loro misteriosa sparizione in una casa abbandonata nel bosco, e l’intera pellicola veniva presentata al pubblico come il montaggio dei nastri originali ritrovati un anno dopo la loro scomparsa.
Il film originale è considerato una delle opere più importanti della storia del cinema horror contemporaneo e uno dei maggiori successi commerciali di sempre in rapporto al budget. Costato circa 60mila dollari, ne incassò quasi 250 milioni in tutto il mondo grazie a un’efficace combinazione di elementi. Da un lato ci fu l’uso innovativo del found footage, la tecnica del filmato ritrovato con riprese amatoriali e in prima persona che aumentava il senso di realismo e di angoscia. Dall’altro, il film fu uno dei primi a sfruttare internet per una massiccia campagna di marketing virale, presentando la storia della sparizione dei tre studenti nei boschi del Maryland come un fatto di cronaca reale e portando moltissimi spettatori a credere che si trattasse di un vero documentario.
Negli anni successivi erano già stati prodotti due sequel, usciti nel 2000 e nel 2016, che tuttavia non erano riusciti a replicare il successo di critica e di pubblico del capostipite, faticando a riadattare quel tipo di linguaggio visivo e di mistero all’evoluzione dei media e delle tecnologie digitali.

