Il nuovo esperimento carcerario di Stanford

IL NUOVO ESPERIMENTO CARCERARIO DI STANDFORD: il reality Netflix ambientato in una vera prigione

In questa rivisitazione moderna del famigerato esperimento, 30 persone entrano in un carcere per due settimane e le dinamiche di potere rivelano fin dove sono disposte a spingersi

Più di cinquant’anni dopo che il celebre e controverso studio condotto da Philip Zimbardo nel 1971 si è trasformato in uno dei moniti più oscuri della storia della psicologia, l’esperimento carcerario di Stanford torna sotto i riflettori. Questa volta, la celebre indagine sui confini dell’autorità e del conformismo si trasforma in una nuova serie reality prodotta per Netflix.

In arrivo sulla piattaforma il 21 ottobre con sei episodi, Il nuovo esperimento carcerario di Stanford (The New Stanford Prison Experiment) riprende l’interrogativo originario per spingerlo ancora più a fondo: il potere corrompe inevitabilmente chi lo esercita? Riadattato per un’epoca in cui le tensioni attorno all’autorità, alla conformismo e alle dinamiche di gruppo sembrano quanto mai urgenti, il progetto ha coinvolto trenta partecipanti volontari, inseriti all’interno di una vera struttura carceraria e casualmente assegnati al ruolo di guardie o di detenuti.

Dietro la genesi del progetto c’è la produttrice esecutiva Jane Lipsitz (di Alfred Street Industries), che insieme al suo team ha trascorso oltre un anno a elaborare la struttura della serie. Un’operazione delicata, considerando il pesante fardello etico del passato. Come spiega la stessa Lipsitz, ricreare fedelmente l’esperimento originario sarebbe stato inaccettabile: «Se avessimo semplicemente replicato l’esperimento originale, sarebbe stato da incoscienti. Ma questo è un tempo diverso, con partecipanti differenti, garanzie nuove e, in ultima analisi, un percorso profondamente diverso».

Un esperimento del tutto rivisto

A differenza del famigerato studio del 1971 — durato appena sei giorni dei quattordici previsti a causa della spirale di abusi e stress psicologico registrata nei sotterranei del dipartimento di psicologia di Stanford —, la nuova versione introduce rigorosi protocolli di sicurezza e una supervisione costante da parte di esperti. I partecipanti sono stati sottoposti a screening psicologici preliminari e dotati di una parola d’ordine personale per interrompere la propria partecipazione in qualsiasi momento, mentre team di psicologi hanno monitorato il flusso dell’esperimento ventiquattro ore su ventiquattro.

Un’altra svolta radicale rispetto al passato riguarda la composizione del gruppo. Se lo studio originale si era affidato esclusivamente a studenti universitari maschi, la versione odierna punta su un campione eterogeneo per geografia, genere, convinzioni politiche, estrazione socio-economica ed esperienze di vita. La scelta di includere anche le donne è stata definita cruciale dagli autori per riflettere i dibattiti contemporanei sulle politiche di genere e sui rapporti di forza.

Infine, la produzione ha scelto di abbandonare il set universitario per trasferirsi in un carcere vero e proprio, un contesto capace di restituire la pesantezza fisica e simbolica della reclusione. Attraverso l’uso estensivo di telecamere nascoste e interazioni ridotte al minimo con la troupe, la serie promette di interrogare non solo i trenta protagonisti, ma soprattutto chi guarda da casa, trasformando un celebre capitolo della storia della psicologia in uno specchio scomodo della nostra attuale società.