Il sequel del film vincitore dell’Oscar per gli effetti visivi ritrova la via della spettacolarità e del dramma umano, portando su grande schermo lo scontro titanico tra Godzilla e Ghidorah
Il ritorno di Godzilla sul grande schermo si conferma un appuntamento imperdibile, non solo per gli appassionati del genere. Godzilla Minus Zero, diretto nuovamente da Takashi Yamazaki, arriva sulla scia del successo internazionale e della vittoria agli Oscar di Godzilla Minus One, rappresentando il trentanovesimo capitolo della celebre saga prodotta dalla Toho. L’approccio dello studio nipponico continua a distinguersi nettamente dalle derive più stravaganti del cinema hollywoodiano: la creatura nata nel 1954 non viene trattata come un semplice pretesto per ostentare la potenza degli effetti speciali, ma come una minaccia incombente sull’umanità, un simbolo radicato nella storia e nelle ferite del Giappone, indissolubilmente legato alla tragedia delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
La storia si sposta nel 1949, due anni dopo la sconfitta di Godzilla e l’affondamento dei suoi resti nella baia di Sagami. Tutti lo credono morto e il Giappone, piano piano e con estrema fatica, prova a risollevarsi dalle devastazioni belliche. L’ex pilota kamikaze Kōichi Shikishima (Ryūnosuke Kamiki), che sembra aver superato i traumi del passato, vive insieme a Noriko (Minami Hamabe) — sopravvissuta anche lei all’attacco di Godzilla a Ginza — e alla piccola Akiko (Sae Nagatani), adottata dalla coppia. Intanto, le istituzioni provano a riorganizzarsi: Kenji Noda (Hidetaka Yoshioka), ora a capo dell’Ufficio governativo per la risposta alle catastrofi, coordina un gruppo di lavoro per preparare il Paese a eventuali pericoli futuri.
Purtroppo la tranquillità dura poco. Una nuova e misteriosa creatura attacca la città di Matsumoto: un kaiju capace di generare fulmini, venti simili a uragani e di sollevare edifici con raggi gravitazionali. Gli scienziati, tra cui il professor Kanji Murakami (Min Tanaka), segnato dalla perdita della sua famiglia, documentano la devastazione e battezzano la creatura Ghidorah.
Mentre la furia del nuovo kaiju mette in ginocchio intere regioni del Giappone, Godzilla ricompare dalle acque del Mar del Giappone, più grosso e forte di prima. L’unica speranza per la salvezza della popolazione, stremata dagli attacchi di Ghidorah, sembra risiedere in uno scontro titanico tra i due mostri. In questo scenario apocalittico, Kōichi sente il dovere di tornare a pilotare un aereo per proteggere la sua famiglia: facendo i conti con i vecchi fantasmi della guerra, si dimostra determinato ad affrontare nuovamente Godzilla.
Da un punto di vista cinematografico, il film regala molte scene di grande impatto visivo, impreziosite da una sequenza in volo davvero meravigliosa. La regia di Takashi Yamazaki unisce con efficacia la spettacolarità della devastazione a una dimensione intima e terrena, restituendo il terrore e il dramma emotivo vissuto dalla popolazione “dal basso” con una forza che pochissimi blockbuster riescono a eguagliare. Il comparto sonoro fa il resto, fondendo lo storico e immortale tema di Akira Ifukube con le sonorità più moderne curate da Naoki Satō, per accompagnare al meglio combattimenti aerei e scontri brutali. Ogni passo e ogni raggio atomico scagliato rappresentano una ferita distruttiva inferta al popolo giapponese, del tutto impotente di fronte alla potenza di queste creature gigantesche.
Nonostante il comparto tecnico abbia raggiunto un livello altissimo in ogni suo aspetto, superando persino il primo film, la pellicola presenta alcune sbavature nella sceneggiatura. Per gli spettatori occidentali, certi passaggi drammatici possono risultare appesantiti da dialoghi sopra le righe e da un tono fortemente melodrammatico che, in alcuni momenti, rischia di frenare la tensione e smorzare le emozioni. Si tratta tuttavia di dinamiche legate a convenzioni culturali e sociali giapponesi, differenti dalle nostre abitudini ma perfettamente coerenti con la sensibilità del loro modo di fare cinema.
Al netto di queste piccolezze, Godzilla Minus Zero mantiene intatti i tratti distintivi che hanno reso immortale la saga. Per tutta la durata della visione ci si sente totalmente coinvolti e intrattenuti, assistendo a un’esperienza cinematografica più che soddisfacente che ribadisce il fascino senza tempo di una delle icone più grandi della storia del cinema nipponico e mondiale. Il nostro consiglio è di viverlo in sala nella migliore qualità possibile, magari sul grande schermo di una sala IMAX (dal 12 novembre).

