DIAZ di Daniele Vicari torna al cinema il 15, 16 e 17 giugno con Fandango

Diaz, il film di Daniele Vicari, tornerà nei cinema italiani il 15, 16 e 17 giugno 2026. Si tratta di un’uscita evento organizzata da Fandango, la casa di produzione e distribuzione della pellicola, che arriva in occasione del venticinquesimo anniversario del G8 di Genova e dei drammatici fatti della scuola Diaz, avvenuti nel luglio del 2001.

Il film, uscito originariamente nel 2012 con il titolo completo Diaz – Don’t Clean Up This Blood, è interpretato tra gli altri da Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich ed Elio Germano. All’epoca della sua uscita fu accolto con un notevole successo di critica e di pubblico, vincendo il Premio del Pubblico al Festival di Berlino, quattro David di Donatello e tre Nastri d’Argento, ed è da allora considerato uno dei più importanti film di impegno civile del cinema italiano recente.

Che cos’è Diaz

Il film racconta, con una ricostruzione molto rigorosa e basata in gran parte sugli atti processuali, l’irruzione della polizia nella scuola Diaz-Pascoli di Genova nella notte del 21 luglio 2001. In quei giorni la scuola era stata concessa dal comune come sede del Genoa Social Forum (il coordinamento dei movimenti che protestavano contro il vertice dei G8) e come dormitorio per i manifestanti.

La storia si sviluppa intrecciando diverse prospettive: quella dei ragazzi presenti nella scuola (molti dei quali erano stranieri, giornalisti indipendenti o semplici attivisti pacifici), quella dei poliziotti che guidarono e parteciparono all’operazione, e quella dei giornalisti che cercavano di raccontare cosa stava succedendo nella città blindata.

Oltre ai fatti specifici della scuola, la pellicola ripercorre il contesto più ampio di quei giorni a Genova: la creazione della “zona rossa”, gli scontri di via Tolemaide e l’uccisione del ventitreenne Carlo Giuliani in piazza Alimonda da parte del carabiniere Mario Placanica.

Perché se ne parla ancora

L’irruzione alla Diaz è stata definita da Amnesty International come «la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale». Quella notte la polizia fece irruzione nel complesso scolastico picchiando e arrestando 93 persone che si trovavano all’interno, quasi tutte disarmate e in molti casi già addormentate nei sacchi a pelo. I feriti furono più di sessanta, tre dei quali in modo molto grave. Negli anni successivi, i processi stabiliti dalla magistratura italiana e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo hanno confermato le violenze, l’illegittimità degli arresti e i depistaggi messi in atto da alcuni vertici della polizia (come la fabbricazione di false prove, tra cui due bottiglie molotov portate all’interno della scuola dagli stessi agenti).

Il valore del film di Vicari, che viene riproposto oggi a venticinque anni di distanza da quegli eventi, è stato proprio quello di mostrare in modo esplicito e senza sconti la violenza di quella notte e la gestione dell’ordine pubblico durante il G8, un momento che ha segnato profondamente la storia politica e sociale italiana e il rapporto tra una generazione di attivisti e le istituzioni.