Big Chicken: il complotto del fast food

BIG CHICKEN: IL COMPLOTTO DEL FAST FOOD, il nuovo documentario Netflix sul pollo fritto alla “Super Size Me”

Il comico britannico Mo Gilligan ha mangiato pollo fritto tre volte al giorno per 28 giorni per raccontare l’impatto dell’industria alimentare e i rischi per la salute

A vent’anni da Super Size Me — il celebre film in cui Morgan Spurlock si nutrì esclusivamente da McDonald’s per un mese — arriva su Netflix un nuovo documentario d’inchiesta che applica un format molto simile, concentrandosi questa volta su quello che è diventato il cibo da asporto più diffuso e redditizio al mondo: il pollo fritto.

Oggi vi mostriamo in anteprima esclusiva il trailer italiano del film, il cui titolo ufficiale per il nostro paese è Big Chicken: il complotto del fast food. Diretto da Liana Stewart e prodotto da Mindhouse — la casa di produzione fondata dal noto documentarista Louis Theroux —, il docufilm dura 96 minuti e unisce l’esperimento medico-personale a un’analisi più ampia dei meccanismi dell’industria alimentare.

L’esperimento dei 28 giorni

A sottoporsi alla prova è Mo Gilligan, popolare comico e conduttore televisivo britannico, vincitore di diversi premi BAFTA. Gilligan, da sempre grande appassionato della pietanza, ha accettato di mangiare soltanto pollo fritto tre volte al giorno per quattro settimane di fila (28 giorni), monitorando giorno per giorno le reazioni del proprio organismo e lo stato generale di salute insieme a un’équipe di medici e nutrizionisti.

Dalla dieta all’industria

Come spesso accade nei documentari di questo tipo, l’esperimento sul proprio corpo è una cornice narrativa usata per esplorare argomenti a 360°. Nel corso del racconto, Gilligan parte dai locali di quartiere del sud di Londra per viaggiare fino negli Stati Uniti, analizzando ogni passaggio della filiera: dalle dinamiche degli allevamenti intensivi alle pressioni economiche sui produttori, fino alle strategie delle multinazionali che gestiscono un mercato stimato in oltre 90 miliardi di dollari all’anno.

I pregiudizi culturali

Accanto ai temi nutrizionali e ambientali, il documentario affronta una sfaccettatura sociale specifica: in quanto artista britannico nero, Gilligan approfondisce la complessa storia degli stereotipi razziali associati al consumo di pollo fritto, ripercorrendo le radici storiche di queste rappresentazioni e la loro evoluzione nella cultura di massa.

«Pensavo di sapere tutto sul pollo fritto, invece ho scoperto di non saperne quasi nulla», ha spiegato Gilligan presentando il progetto. «Volevo capire da dove nasca questa ossessione, chi ne tragga davvero profitto, cosa comporti per la nostra salute e per il pianeta, e perché un piatto apparentemente semplice si porti dietro un bagaglio culturale così pesante».